
Occhio secco
- Cosa è l'occhio secco?
- L'occhio che lacrima spesso non è un occhio sano
- L'occhio che lacrima spesso può essere "secco"
- Quali sono i sintomi della sindrome dell'occhio secco?
- Occhio secco e schermi
- Cause e fattori di rischio
- Come si fa diagnosi
- Come si tratta l'occhio secco
- Le lacrime artificiali non sono tutte uguali, come orientarsi
- Occhio secco prima della chirurgia refrattiva
- Quanti tipi di occhio secco esistono
- Altre patologie che possono imitare la sindrome dell'occhio secco
- Struttura e funzione del film lacrimale
- Come si innesca il danno nella sindrome dell'occhio secco?
- Quanto è frequente l'occhio secco?
- Domande frequenti
Cosa è l’occhio secco?
La sindrome dell’occhio secco (in inglese Dry Eye Disease o DED) è una patologia cronica della superficie oculare causata da una scarsa qualità o quantità del film lacrimale. Questa alterazione compromette la corretta lubrificazione dell’occhio, generando infiammazione oculare persistente che alimenta un circolo vizioso di disagio ed irritazione.
Tra i sintomi più comuni riferiti dai pazienti ci sono bruciore, sensazione di corpo estraneo, arrossamento, fotofobia e visione offuscata.
L’occhio secco in breve
- Che cos’è
- un’alterazione del film lacrimale: o se ne produce troppo poco, o evapora troppo in fretta. Nella maggior parte dei casi il problema è il secondo
- Come si manifesta
- bruciore, sensazione di sabbia, occhi stanchi la sera, vista che si appanna e si schiarisce ammiccando, fastidio alla luce e al vento
- Perché lacrima
- è il paradosso più frequente: la superficie irritata produce una lacrimazione riflessa, abbondante e di scarsa qualità. L’occhio che lacrima è spesso un occhio secco
- Chi riguarda
- più frequente dopo i 50 anni e nelle donne in menopausa, in chi porta lenti a contatto, in chi lavora molte ore al computer e in chi assume antistaminici, antidepressivi o diuretici
- La causa più comune
- la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, che producono la componente grassa della lacrima. Si associa spesso alla blefarite
- Come si conferma
- con l’esame alla lampada a fessura, la colorazione della superficie, la misurazione del tempo di rottura del film lacrimale e la valutazione del margine palpebrale
- Come si tratta
- sostituti lacrimali senza conservanti, igiene palpebrale con impacchi caldi e, nei casi selezionati, terapia antinfiammatoria. Il trattamento va scelto sulla forma, non sul sintomo
- Si guarisce?
- è una condizione cronica: l’obiettivo non è eliminarla ma renderla silenziosa. Con la terapia giusta la maggior parte dei pazienti smette di pensarci
- Prima di operarsi
- va sempre trattato prima di una chirurgia refrattiva: un occhio secco non riconosciuto è la causa più frequente di insoddisfazione dopo l’intervento
L’occhio che lacrima spesso non è un occhio sano
Spesso è una risposta a secchezza cronica. Con una visita mirata possiamo individuare la causa e trattarla.
📍 Brescia – 📍Montichiari – 📍Lonato del Garda – 📍Manerbio
L’occhio che lacrima spesso può essere “secco”
Una delle obiezioni che sento più spesso, ed è proprio uno dei motivi per cui questa condizione può essere riconosciuta tardi è “Non posso avere l’occhio secco, mi lacrimano in continuazione“.
La lacrima non è solo acqua, in superficie ha uno strato lipidico che ne limita l’evaporazione. Quando questo strato è insufficiente o di scarsa qualità, il film lacrimale si rompe più rapidamente, la superficie dell’occhio si irrita e la ghiandola lacrimale reagisce producendo una lacrimazione riflessa.
Questa è una lacrima abbondante ma poco efficace in quanto è prevalentemente acquosa e non rimane a lungo sulla superficie oculare. Così l’occhio può lacrimare molto ed, allo stesso tempo, essere secco.
Un indizio importante è la combinazione di lacrimazione, bruciore e sensazione di corpo estraneo, soprattutto quando i sintomi compaiono all’aria aperta, con il vento, in auto o con l’aria condizionata.
Quando invece l’occhio lacrima continuamente, senza bruciore né irritazione, e la lacrima tende a ristagnare sul bordo palpebrale, la causa è più spesso un problema di drenaggio, causata da un ostacolo lungo le vie lacrimali.
Quali sono i sintomi della sindrome dell’occhio secco?
I sintomi dell’occhio secco possono variare da lievi fastidi a disturbi molto debilitanti, con un impatto significativo sulla qualità della vita.
I sintomi più comuni includono:
- Sensazione di corpo estraneo o sabbia negli occhi: che può essere intermittente, limitata a certi momenti, o durare per tutta la giornata. Questa sensazione è dovuta ad un insufficiente film lacrimale che non protegge adeguatamente la superficie oculare
- Bruciore, prurito o dolore: aggravati da ambienti secchi o climatizzati, legati ad infiammazione ed iperattivazione dei recettori del dolore
- Affaticamento visivo e pesantezza oculare: soprattutto durante la lettura o l’uso prolungato di dispositivi elettronici
- Fotofobia: con questo termine si fa riferimento alla maggiore sensibilità alla luce, che può causare fastidio in ambienti molto luminosi
- Eccessiva lacrimazione: paradossale ma frequente. L’occhio, per compensare la secchezza attiva un riflesso che produce lacrime di scarsa qualità
- Offuscamento visivo: peggiora in ambienti secchi o davanti agli schermi e migliora con l’ammiccamento. Questo perchè l’instabilità del film lacrimale riduce la qualità visiva
- Arrossamento oculare: indicativo di infiammazione della superficie oculare.
Occhio secco e schermi
Davanti ad uno schermo la frequenza di ammiccamento si riduce di circa due terzi ed una parte degli ammiccamenti che restano è incompleta. La palpebra non arriva a chiudersi del tutto e la porzione inferiore della cornea rimane scoperta. Il film lacrimale evapora, la superficie oculare si irrita e compaiono bruciore, fastidio alla luce e quella vista che si appanna e torna a posto quando si sbattono le palpebre.
Non è un danno permanente e non dipende dalla luce blu, sulla quale circolano più promesse commerciali che prove. È un problema di esposizione, più tempo l’occhio resta aperto ed immobile, più la lacrima evapora. Inoltre aria condizionata e riscaldamento peggiorano il quadro perché riducono l’umidità dell’ambiente.
Le cose che funzionano davvero sono poche e semplici:
- Regola del 20: interrompere la fissazione ogni venti minuti, guardando per una ventina di secondi qualcosa in lontananza
- Posizione dello schermo: tenere il monitor leggermente al di sotto del livello degli occhi, così la rima palpebrale si riduce e la superficie oculare rimane più protetta
- Chiudere gli occhi: sembra banale ma è uno dei gesti più efficaci per mantenere stabile il film lacrimale.
Infine, evitare ambienti troppo secchi e mantenere un adeguato livello di umidità, soprattutto quando si trascorrono molte ore davanti allo schermo.
Quando il disturbo persiste anche fuori dall’orario di lavoro, però, lo schermo non è più la causa ma solo ciò che rende evidente un problema già presente.


Cause e fattori di rischio
Sebbene siano numerosi i fattori di rischio implicati nello sviluppo della sindrome dell’occhio secco, i principali sono:
- Età: dopo i 50 anni, il rischio di sviluppare occhio secco raddoppia, per un naturale calo della funzione delle ghiandole lacrimali
- Sesso femminile: le donne, soprattutto in menopausa, sono più soggette alla patologia a causa della riduzione degli androgeni, ormoni che regolano le ghiandole di Meibomio
- Uso prolungato di dispositivi elettronici: guardare schermi per più di 6 ore al giorno riduce la frequenza di ammiccamento (sbattere le palpebre), alterando la distribuzione del film lacrimale e favorendo i sintomi
- Lenti a contatto: l’utilizzo prolungato può aumentare il rischio da 3 a 5 volte, per ridotta sensibilità corneale e maggiore infiammazione della superficie oculare
- Fattori ambientali: clima secco, vento, fumo e inquinamento peggiorano i sintomi nei soggetti predisposti
- Patologie sistemiche ed autoimmuni: in particolare la sindrome di Sjogren (oltre il 90% dei casi), ma anche l’artrite reumatoide, il lupus ed il diabete mellito
- Farmaci: alcuni farmaci riducono la produzione lacrimale, tra cui beta-bloccanti, antistaminici, antidepressivi e isotretinoina (che può danneggiare in modo permanente le ghiandole di Meibomio)
- Disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD): una condizione molto frequente, causata dall’ostruzione dei dotti ghiandolari, che porta ad infiammazione e ridotta produzione della componente lipidica del film lacrimale
- Patologie oculari: blefarite e rosacea oculare possono compromettere la funzione delle ghiandole di Meibomio
- Chirurgia oculare: interventi come la chirurgia refrattiva possono causare occhio secco temporaneo per alcune settimane o mesi, a causa del trauma e dell’infiammazione post-operatoria.
Come si fa diagnosi
La diagnosi dell’occhio secco si basa su una visita oculistica con lampada a fessura, affiancata da test specifici per identificarne la forma (evaporativa o iposecretiva) e la gravità. I principali esami utilizzati sono:
- Questionari OSDI e DEQ-5: utili per valutare l’intensità dei sintomi e monitorare la risposta alla terapia. Il DEQ-5 aiuta anche a distinguere tra le diverse forme
- Break-Up Time (BUT): misura la stabilità del film lacrimale. Se si rompe troppo rapidamente (<10 secondi) è indice di instabilità. Dopo aver applicato una goccia di fluoresceina all’interno dell’occhio l’oculista osserverà con attenzione al microscopio come si distribuisce il colorante
- Test di Schirmer: valuta la quantità di lacrime prodotte. Se l’assorbimento della striscia è inferiore a 10mm in 5 minuti indica iposecrezione. L’oculista posizionerà delle strisce di carta nel fornice congiuntivale e chiederà al paziente di rimanere fermo con gli occhi chiusi per 5 minuti
- Colorazione con Fluoresceina: evidenzia danni o sofferenza della cornea e della congiuntiva, colorando le cellule danneggiate
- Meibografia: esame non invasivo che permette di osservare lo stato delle ghiandole di Meibomio, utile per individuare ostruzioni o atrofia.
Come si tratta l’occhio secco
Il trattamento dell’occhio secco deve essere personalizzato in base alla causa ed alla gravità. L’obiettivo è rompere il circolo vizioso di secchezza, infiammazione e danno oculare, stabilizzando il film lacrimale e migliorando la funzione delle ghiandole di Meibomio.
Piccoli cambiamenti nello stile di vita possono ridurre sensibilmente i sintomi:
- Ambiente: evitare aria condizionata diretta, vento ed ambienti eccessivamente caldi e mantenere l’umidità tra il 40-60% in casa ed al lavoro
- Fumo ed inquinamento: il fumo, anche passivo, peggiora la secchezza e riduce la produzione lacrimale
- Utilizzo degli schermi: seguire la regola 20-20-20 (ogni 20 minuti guardare per 20 secondi a 6 metri di distanza) per favorire l’ammiccamento e ridurre l’evaporazione
- Posizione dello schermo: mantenerlo a 50-70cm e leggermente sotto il livello degli occhi, così le palpebre coprono meglio la superficie oculare.
Nella maggior parte dei casi la terapia dell’occhio secco si basa su:
- Lacrime artificiali: preferibilmente senza conservanti, da utilizzare con regolarità almeno 4 volte al giorno. Costituiscono il cardine del trattamento e vanno scelte in base al tipo di occhio secco. Oltre all’acqua, contengono specifici componenti studiati per ripristinare le diverse parti del film lacrimale:
- Acido ialuronico: fondamentale per l’idratazione e la rigenerazione cellulare
- Oli lipidici o liposomi: per rinforzare lo strato lipidico, soprattutto in caso di disfunzione delle ghiandole di Meibomio
- Omega-3: molto utili per contrastare l’infiammazione e ridurre lo stress ossidativo
- Igiene palpebrale: fondamentale se c’è disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Prevede impacchi caldi, di almeno 5 minuti, massaggio delicato delle palpebre e detersione con prodotti specifici
- Luce Pulsata Intensa (IPL): trattamento ambulatoriale che può migliorare la qualità della componente lipidica delle lacrime.
Nei casi più severi può essere necessario l’utilizzo di:
- Cortisonici di superficie: usati per brevi periodi nelle fasi acute per ridurre l’infiammazione
- Ciclosporina (0.05%): indicata per l’uso a lungo termine. Riduce l’infiammazione e stimola la produzione lacrimale, con benefici che compaiono dopo alcune settimane
- Antibiotici: utili nelle forme associate a blefarite o disfunzione ghiandolare, con azione antinfiammatoria e regolatrice della componente lipidica.
Infine, nelle forme più gravi o resistenti alle terapie convenzionali, può essere indicato l’uso del siero autologo. Questo non è altro che un collirio ricavato dal sangue del paziente, ricco di fattori rigeneranti, utile per favorire la guarigione della superficie oculare.
Ogni paziente è diverso, non tutte le lacrime artificiali o i trattamenti funzionano allo stesso modo. Inoltre la terapia va sempre decisa con l’oculista, che può combinare più soluzioni per ottenere il massimo beneficio.


Le lacrime artificiali non sono tutte uguali, come orientarsi
I sostituti lacrimali non curano l’occhio secco ma sostituiscono una lacrima che manca o che funziona male. Danno sollievo immediato e servono, ma se sono l’unica terapia il problema non si risolve.
Nella scelta contano tre cose più del nome commerciale. La prima sono i conservanti, che diventano dannosi quando l’uso è frequente, perché a lungo andare irritano proprio la superficie che si vuole proteggere. Se si utilizzano più di 4 volte al giorno va usata una formulazione monodose o una formulazione senza conservanti.
La seconda è la densità. I prodotti più fluidi si usano di giorno perché non annebbiano la vista, quelli più densi, come i gel, la sera e prima di dormire, quando l’annebbiamento non dà fastidio e la protezione deve durare.
La terza è la forma di occhio secco. Nelle forme da ridotta produzione servono sostituti a base di acido ialuronico, che trattengono acqua, nelle forme da eccessiva evaporazione, che sono la maggioranza, servono prodotti con una componente lipidica che rallenti l’evaporazione. È anche per questo che un collirio che ha funzionato benissimo per un conoscente può, nel tuo caso, non dare alcun beneficio..
Una cosa da evitare sono i colliri che promettono di eliminare il rossore. Contengono vasocostrittori che restringono temporaneamente i vasi e fanno apparire l’occhio più bianco, senza però trattare la causa del problema. Con l’uso ripetuto possono inoltre favorire un effetto rebound, quindi una volta sospesi, il rossore può tornare più evidente.
Se stai usando lacrime artificiali più volte al giorno da mesi senza un miglioramento stabile, il punto non è cambiare collirio ma è capire da cosa dipende.
Occhio secco prima della chirurgia refrattiva
Avere un occhio secco prima di un intervento chirurgico, soprattutto di chirurgia refrattiva (come LASIK o PRK), aumenta il rischio di complicanze e può compromettere il recupero visivo. Per questo è essenziale ottimizzare la superficie oculare prima dell’operazione. Nella maggior parte dei casi, l’oculista prescrive una terapia preventiva con colliri antinfiammatori e lacrime artificiali senza conservanti, da iniziare alcune settimane prima dell’intervento.
Gli studi dimostrano che questa preparazione non solo migliora la qualità della visione dopo la chirurgia, ma riduce anche i fastidiosi sintomi post-operatori come bruciore, secchezza e sensazione di corpo estraneo.
Quanti tipi di occhio secco esistono
Nel 2024, la Tear Film and Ocular Surface Society (TFOS) ha proposto una classificazione aggiornata della sindrome dell’occhio secco, distinguendo due forme principali:
- Occhio secco evaporativo: è la forma più comune, responsabile di oltre l’85% dei casi. La causa principale è un’eccessiva evaporazione del film lacrimale, dovuta a un’alterazione dello strato lipidico
- Occhio secco iposecretivo: deriva da una ridotta produzione di lacrime da parte delle ghiandole lacrimali. È più frequente negli anziani ed in chi soffre di patologie reumatologiche, come ad esempio la sindrome di Sjögren.
Nella maggior parte dei pazienti, le due forme coesistono, dando origine ad un occhio secco misto, che richiede un trattamento mirato.
Altre patologie che possono imitare la sindrome dell’occhio secco
Anche se la diagnosi di occhio secco è spesso semplice, è fondamentale escludere altre condizioni che possono provocare sintomi simili senza un’alterazione diretta del film lacrimale. Le più frequenti sono:
- Congiuntivite allergica: molto più frequente di quanto si pensi, può essere scambiata per occhio secco. Il sintomo distintivo è un prurito intenso, spesso stagionale, accompagnato da lacrimazione abbondante. Chi soffre di allergie oculari tende a peggiorare in primavera e autunno
- Dacriocistite cronica: infiammazione con ostruzione del canale lacrimale, che impedisce il normale drenaggio delle lacrime. La lacrimazione è normale, ma il ristagno provoca la sensazione di “occhio che lacrima sempre”, spesso confusa con l’occhio secco
- Colliri con conservanti: l’uso prolungato di colliri contenenti conservanti (ancora presenti in alcuni farmaci da banco e colliri per il glaucoma) può danneggiare le ghiandole lacrimali, riducendo la produzione di lacrime, imitando la sintomatologia dell’occhio secco
- Lenti a contatto: l’uso eccessivo e prolungato può causare infiammazione cronica ed alterazioni permanenti della superficie oculare, predisponendo ad una vera sindrome dell’occhio secco spesso difficile da trattare.
Trattare queste condizioni senza una corretta diagnosi può portare a peggioramenti e terapie inefficaci. Se avverti sintomi come bruciore, prurito, sabbia negli occhi o lacrimazione eccessiva, è essenziale una visita oculistica di approfondimento per capire la vera causa e impostare la cura giusta.
Struttura e funzione del film lacrimale
La sindrome dell’occhio secco è una patologia che coinvolge principalmente il film lacrimale, ma può avere ripercussioni anche su cornea e congiuntiva, compromettendo la salute della superficie oculare e la qualità visiva.
Il film lacrimale è una sottile pellicola trasparente che riveste costantemente l’occhio. Ha il compito di idratare, proteggere e migliorare la trasparenza corneale, garantendo una visione nitida e confortevole.
Nonostante lo spessore ridottissimo (circa 10 micron), è composto da tre strati principali:
- Strato lipidico (superficiale): è formato da fosfolipidi e colesterolo ed è prodotto dalle ghiandole di Meibomio. Ha la funzione di ridurre l’evaporazione dello strato acquoso, migliorando la stabilità del film lacrimale
- Strato acquoso (intermedio): costituisce oltre il 90% dello spessore ed è prodotto dalle ghiandole lacrimali. Contiene sostanze con proprietà antibatteriche ed antiossidanti, come lisozima e lattoferrina
- Strato mucoso (profondo): ricco di mucine prodotte dalle cellule caliciformi della congiuntiva e permette al film lacrimale di aderire alla superficie oculare.
Il rilascio del film lacrimale è regolato dal riflesso lacrimale, che dipende dall’innervazione corneale. Qualsiasi danno al sistema nervoso della superficie oculare può quindi compromettere seriamente la secrezione lacrimale e favorire lo sviluppo della sindrome dell’occhio secco.
Come si innesca il danno nella sindrome dell’occhio secco?
La salute della superficie oculare dipende da un equilibrio tra secrezione lacrimale, funzionalità delle ghiandole di Meibomio, turnover epiteliale ed innervazione corneale. Quando uno di questi meccanismi si altera, si attiva un circolo vizioso che alimenta la sindrome dell’occhio secco.
- Instabilità del film lacrimale: l’eccessiva evaporazione ne riduce la componente acquosa, rendendolo più concentrato ed instabile
- Iperosmolarità lacrimale: la maggiore concentrazione di sostanze tossiche (allergeni, inquinanti) amplifica il danno sulla superficie oculare
- Infiammazione oculare cronica: l’effetto tossico, (danno osmolare) stimola lo stress ossidativo ed infiamma la superficie oculare in modo persistente
- Danno epiteliale: le cellule di cornea e congiuntiva diventano meno funzionali, riducendo la secrezione lacrimale e causando sofferenza delle ghiandole
- Danno nervoso: l’infiammazione danneggia le fibre nervose corneali, riducendo la sensibilità e quindi la lacrimazione riflessa in quanto l’occhio non è più in grado di rispondere agli stimoli nocivi o dolorosi.
Il risultato finale è una progressiva degenerazione della superficie oculare.
Quanto è frequente l’occhio secco?
La prevalenza della sindrome dell’occhio secco varia a seconda delle popolazioni studiate e dei criteri diagnostici adottati. Tuttavia, gli studi più recenti indicano una prevalenza del 10-20% nella popolazione generale.
Se in passato era considerata una patologia quasi esclusiva dell’età avanzata, oggi si osserva un aumento significativo anche tra i giovani, principalmente a causa del prolungato uso di dispositivi elettronici come smartphone, tablet e computer. Nei soggetti tra i 20 e i 40 anni, la sindrome dell’occhio secco interessa fino al 20% della popolazione.
