

Calazio
- Cos'è il calazio?
- Hai una pallina sulla palpebra che non se ne va? Potrebbe essere un calazio
- Orzaiolo o calazio?
- Perchè si forma il calazio?
- Quando non aspettare
- Quanto tempo serve perchè passi da solo?
- Terapia medica del calazio
- Infiltrazione di corticosteroide
- Asportazione chirurgica del calazio
- Come evitare che torni
- Dove eseguo la rimozione del calazio
- Il calazio nel bambino
- Domande frequenti
Cos’è il calazio?
È cominciato come un gonfiore dolente, magari scambiato per un orzaiolo. Poi il dolore è passato, ma la pallina è rimasta, dura, ben delimitata, dentro lo spessore della palpebra. Sono settimane che è lì, non fa male ma non se ne va.
Questo è il calazio ed è uno dei motivi più frequenti per cui si arriva da un oculista.
La prima cosa fondamentale da sottolineare è che non è un’infezione ed è il motivo per cui gli antibiotici da soli quasi mai lo risolvono. La seconda è che si può togliere, in ambulatorio, in pochi minuti e senza cicatrici visibili, ma non è sempre la prima cosa da fare.
Il calazio in breve
- Che cos’è
- Un nodulo duro dentro lo spessore della palpebra, dovuto all’ostruzione di una delle ghiandole che producono la parte grassa delle lacrime.
- Non è un’infezione
- È una reazione infiammatoria al secreto rimasto intrappolato. È il motivo per cui gli antibiotici, da soli, quasi mai lo risolvono.
- Quanto dura
- Settimane, spesso qualche mese. Una parte dei calazi si riassorbe spontaneamente, ma il tempo necessario è molto più lungo di quanto ci si aspetti.
- Perché si forma
- Quasi sempre per una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, spesso associata a blefarite, occhio secco o rosacea.
- Cosa fare per primo
- Calore prolungato, massaggio della palpebra e igiene del bordo palpebrale, eseguiti con costanza per alcune settimane.
- Se non passa
- Si valuta l’infiltrazione di cortisone oppure l’asportazione in ambulatorio, che richiede pochi minuti e non lascia cicatrici visibili.
- Da non fare
- Schiacciarlo. Non esce nulla, si infiamma il tessuto circostante e si rende più difficile l’eventuale asportazione.
- Quando non aspettare
- Se ricompare sempre nello stesso punto, se cresce rapidamente o se il bordo palpebrale si deforma e perde ciglia: sono situazioni che vanno viste, non osservate.
Hai una pallina sulla palpebra che non se ne va? Potrebbe essere un calazio
È da settimane che c’è e non accenna a sparire? Quando resiste alla terapia, si asporta in ambulatorio in pochi minuti.
📍 Brescia – 📍Montichiari – 📍Lonato del Garda – 📍Manerbio
Orzaiolo o calazio?
È la confusione più comune e la differenza sta fondamentalmente nel dolore e nel tempo. Un orzaiolo trascurato può evolvere in calazio, il dolore passa, l’infiammazione si spegne, ma resta il nodulo. Se hai avuto male all’inizio ed ora senti solo una pallina dura è quello che è successo.
Una cosa da non fare mai è spremerlo, in quanto la pressione spinge il contenuto nei tessuti circostanti e può trasformare un problema banale in un’infezione diffusa a tutta la palpebra.
| Orzaiolo | Calazio | |
|---|---|---|
| Comparsa | 2-3 giorni | settimane |
| Dolore | intenso, sproporzionato alle dimensioni | assente o minimo |
| Che cos’è | infezione acuta di una ghiandola | ostruzione cronica di una ghiandola |
| Sede | bordo palpebrale, alla base delle ciglia | dentro lo spessore della palpebra |
| Evoluzione | drena spontaneamente in pochi giorni | persiste e si incapsula |


Perchè si forma il calazio?
Lungo il bordo palpebrale si trovano le ghiandole di Meibomio, ossia delle ghiandole specializzate nella produzione della componente lipidica delle lacrime, quella che impedisce al film lacrimale di evaporare troppo in fretta.
Quando questo secreto diventa più denso, ristagna nel dotto, e si infetta. L’organismo circoscrive l’accumulo infetto formando una capsula infiammatoria che difficilmente si riassorbe, formando così il nodulo duro che si può sentire sotto la pelle.
Questo è il motivo per cui i calazi tornano, se le ghiandole continuano a produrre un secreto alterato, il meccanismo si ripete.
Le condizioni che favoriscono questo accumulo sono:
- Blefarite cronica: è il fattore di rischio principale. La blefarite è un’infiammazione persistente del margine palpebrale che nel tempo porta all’ostruzione dei dotti delle ghiandole di Meibomio
- Disfunzione delle ghiandole di Meibomio: condizione che spesso si associa ad occhio secco
- Dermatite seborroica: colpisce le ghiandole sebacee, comprese quelle palpebrali, causando un’eccessiva produzione di sebo che può accumularsi e infiammare le ghiandole
- Rosacea oculare: patologia dermatologica cronica che coinvolge anche le palpebre e si associa frequentemente a blefarite
- Diabete mellito ed altre patologie sistemiche: disturbi metabolici come il diabete possono aumentare la predisposizione ad infiammazioni oculari ricorrenti.
Quando non aspettare
Il calazio nella maggior parte dei casi non costituisce un’emergenza e si può attendere qualche settimana di terapia conservativa. Ci sono però alcune situazioni in cui la valutazione va fatta subito.
- Coinvolgimento diffuso della palpebra: se la cute è calda, tesa ed arrossata su tutta la sua estensione, e compaiono febbre o malessere, l’infiammazione ha superato i confini della ghiandola
- Lesione ulcerata che sanguina: soprattutto se si associa a perdita delle ciglia nella zona interessata. Vale lo stesso per un nodulo che si ripresenta sempre nello stesso identico punto in un paziente adulto. Alcune lesioni possono simulare un calazio ricorrente quindi è fondamentale effettuare una valutazione specialistica.
Quanto tempo serve perchè passi da solo?
Questa è la domanda vera e la risposta onesta è che la terapia conservativa funziona in circa la metà dei casi. Uno studio randomizzato che ha confrontato tre approcci ha rilevato una risoluzione dopo 3 settimane nel 45% dei casi trattati con i soli impacchi caldi, contro l’84% dell’infiltrazione di corticosteroide e l’87% del trattamento chirurgico. Ma c’è un dato che cambia l’approccio, in quanto nello stesso studio, i casi risolti conservativamente erano quelli trattati più precocemente. Più a lungo il calazio resta, meno probabilità ha di riassorbirsi da solo.
Questo è il motivo per cui non conviene aspettare mesi prima di farlo vedere. La terapia conservativa va fatta bene e subito ma ha senso proseguirla solamente per alcune settimane, non per sei mesi.
Terapia medica del calazio
La terapia conservativa si basa fondamentalmente su:
- Impacchi caldo-umido: gli impacchi sono semplici, basta prendere delle garze sterili ancora chiuse, metterle in acqua calda alcuni minuti e successivamente posizionare sull’occhio chiuso per 5-10 minuti. Questo va ripetuto 2-3 volte al giorno
- Massaggio: subito dopo l’impacco, della durata di 5 minuti, con movimenti dal fondo della palpebra verso il bordo ciliare. Questo serve a drenare il secreto, ammorbidito dal calore, fuori dalle ghiandole
- Igiene palpebrale: al termine, con detergente specifico o utilizzando la stessa garza
- Crema steroidea ed antibiotica: da spalmare sia a livello palpebrale sia all’interno dell’occhio, per favorire l’assorbimento. Spesso si utilizzano associazioni di steroide ed antibiotico, in quanto lo steroide aiuta a ridurre l’infiammazione mentre l’antibiotico previene eventuali sovrainfezioni
- Antibiotici orali: indicati nei casi ricorrenti o associati a dermatite seborroica e rosacea, per la loro azione antinfiammatoria e regolatrice della secrezione lipidica.
Questo andrebbe fatto per almeno 2 settimane consecutive. È noioso, ma è fondamentale per cercare di fare riassorbire il calazio, evitando l’intervento chirurgico.
Infiltrazione di corticosteroide
Se il calazio permane anche dopo 3-4 settimane di terapia conservativa si può provare ad effettuare un’iniezione di triamcinolone direttamente nella lesione. Negli studi randomizzati l’efficacia risulta sostanzialmente sovrapponibile a quella chirurgica.
È l’opzione da valutare per lesioni piccole, nei bambini, in caso di calazio che coinvolge il puntino lacrimale o in pazienti che preferiscono evitare l’incisione. Il limite documentato è la possibilità di alterazioni della pigmentazione nel punto di iniezione.
Asportazione chirurgica del calazio
L’intervento chirurgico è il trattamento risolutivo. Si esegue in ambulatorio, in anestesia locale, attraverso una piccola incisione, che nella maggior parte dei casi viene fatta sulla faccia interna della palpebra. Questo permette di non fare nessun taglio sulla pelle, evitando la necessità di punti di sutura, preservando l’anatomia della palpebra. La capsula viene aperta ed asportata, in modo da ridurre il rischio di recidiva.
- Anestesia: locale
- Durata: 10-15 minuti
- Punti: nessuno, con l’accesso interno
- Ripresa: attività normali in giornata, edema ed ecchimosi si risolvono in 3–7 giorni
- Efficacia: circa 90% a 3 settimane
- Recidive: gli studi riportano una recidiva nel 22-26% dei casi entro 6 mesi. Questo non dipende dalla tecnica ma dalla persistenza della causa. Per questo l’igiene palpebrale diventa fondamentale anche dopo l’intervento.


Come evitare che torni
Se hai avuto un calazio, la probabilità di averne altri è reale ma esistono alcuni accorgimenti che riducono il rischio di recidiva:
- Igiene palpebrale quotidiana: non solo quando c’è un problema. Nei pazienti predisposti deve diventare una routine, come struccarsi o lavarsi i denti
- Trattamento delle patologie predisponenti: come blefarite, dermatite seborroica o rosacea
- Omega-3: nella dieta, in quanto migliorano la qualità del secreto ghiandolare
- Lacrime artificiali con componente lipidica: nei casi con occhio secco associato
- Luce pulsata (IPL): nei casi con disfunzione delle ghiandole di Meibomio e calazi ricorrenti.
Igiene palpebrale: come si fa davvero
Quando la terapia conservativa non funziona, quasi sempre il problema non è il prodotto ma l’esecuzione.
- 1Calore, almeno 10-15 minutiSulla palpebra chiusa, per ammorbidire il secreto che ostruisce la ghiandola. Una garza bagnata si raffredda in meno di un minuto: va riscaldata più volte, oppure si usa una mascherina riscaldabile che mantiene la temperatura. Il calore deve essere ben tollerato, non scottare.
- 2Massaggio, subito dopoA palpebra ancora calda, con il polpastrello e una pressione decisa ma non dolorosa, verso il bordo delle ciglia: dall’alto verso il basso sulla palpebra superiore, dal basso verso l’alto su quella inferiore. È il passaggio che fa uscire il contenuto, e saltarlo rende inutile anche il calore.
- 3Detersione del bordoPulire il margine palpebrale alla base delle ciglia con salviette o garze medicate specifiche, per rimuovere squame e residui che mantengono l’ostruzione.
- 4Tre o quattro volte al giorno, per settimaneNelle prime settimane va ripetuto più volte al giorno. Prima di considerare inefficace la terapia conservativa servono almeno quattro-sei settimane eseguite con costanza.
Il calazio non va mai schiacciato. Non esce nulla, si infiamma il tessuto circostante e l’eventuale asportazione diventa più difficile. Se dopo alcune settimane di trattamento corretto il nodulo non si riduce, si valuta l’infiltrazione di cortisone o l’asportazione in ambulatorio.


Dove eseguo la rimozione del calazio
L’intervento di asportazione del calazio è un intervento ambulatoriale, svolto in anestesia locale, ed è possibile effettuarlo negli studi di Montichiari e Manerbio.
Durante la prima visita si valuta attentamente il nodulo, verificando se sia ancora indicato un approccio conservativo o se sia invece opportuno procedere con un trattamento chirurgico. Allo stesso tempo, si cerca di individuare la causa che ne ha determinato la comparsa, perché comprenderne l’origine è fondamentale per ridurre il rischio che il nodulo si ripresenti.
Il calazio nel bambino
Nei bambini il calazio è molto frequente e spesso più voluminoso di quanto ci si aspetti, con una palpebra che può gonfiarsi in modo impressionante.
La buona notizia è che nel bambino la tendenza alla risoluzione spontanea è maggiore che nell’adulto e la terapia conservativa merita sempre un tentativo. Il problema pratico è che impacchi e massaggi su un bambino piccolo richiedono pazienza e collaborazione.
[Visita oculistica pediatrica →]
