Immagine che rappresenta le miodesopsie, o mosche volanti, e come le percepisce il paziente con distacco posteriore del vitreo

Mosche volanti e distacco posteriore delvitreo

Cosa sono le mosche volanti ed il distacco posteriore del vitreo?

Il distacco posteriore del vitreo (DPV) è una condizione molto comune, legata al naturale processo di invecchiamento dell’occhio. Con il passare degli anni il vitreo, ossia la sostanza gelatinosa che riempie l’interno dell’occhio, tende a collassare ed addensarsi, fino a separarsi dalla retina. Sebbene possa generare preoccupazione, nella maggior parte dei casi il DPV è un fenomeno fisiologico e del tutto benigno, non una vera patologia.

Il distacco del vitreo è raro prima dei 40 anni ma la sua incidenza aumenta con l’età, interessando oltre il 70% degli over 60 e fino al 99% della popolazione anziana. Infine è leggermente più frequente nelle donne, probabilmente per i cambiamenti ormonali legati alla menopausa.

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Struttura del vitreo, cos’è e dove si trova

Il vitreo, o corpo vitreo, è una sostanza gelatinosa e trasparente che occupa circa l’80% del volume dell’occhio, riempiendo lo spazio tra cristallino, iride e retina.

È composto principalmente da acquacollagene ed acido ialuronico, che contribuiscono a mantenere la sua struttura ed ancorarlo alla retina. Tuttavia il legame tra vitreo e retina non è uniforme. Esistono infatti zone dove l’adesione è più salda, come alla base del vitreo, a livello della macula, del nervo ottico e dei vasi retinici, ed altre in cui è più debole, rendendo queste aree più suscettibili al distacco posteriore del vitreo (DPV) con l’avanzare dell’età.

Come si sviluppa il distacco posteriore del vitreo

Con l’avanzare dell’età il vitreo tende a perdere la sua compattezza a causa di modificazioni nella struttura dell’acido ialuronico e delle fibre collagene. Questi componenti si disgregano progressivamente, separandosi dalla componente acquosa e determinando la formazione di spazi liquidi (simili a bolle d’acqua) all’interno del vitreo. Questo processo è noto come sineresi vitreale. La sineresi riduce la coesione del corpo vitreo, rendendolo più mobile. Con il tempo, tale mobilità porta il vitreo a contrarsi ed a generare trazioni nei punti in cui è più saldamente ancorato alla retina. Quando la forza di trazione supera quella di adesione, il vitreo si separa dalla retina e tende ad addensarsi al centro del bulbo oculare, provocando la comparsa delle tipiche mosche volanti (miodesopsie). Questo stadio evolutivo prende il nome di sinchisi vitreale.

Cause del distacco posteriore del vitreo

Il distacco posteriore del vitreo (DPV) è un fenomeno fisiologico legato a diverse condizioni che favoriscono l’alterazione della struttura del corpo vitreo. Le principali cause includono:

  • Invecchiamento: è la causa più comune, soprattutto dopo i 50 anni, legata alla naturale degenerazione di collagene ed acido ialuronico
  • Miopianegli occhi miopi il vitreo tende a staccarsi prima, soprattutto in caso di miopia elevata, a causa della maggiore instabilità delle fibre collagene
  • Disidratazione: un basso apporto di liquidi favorisce l’addensamento del vitreo, rendendolo più mobile. Questo spiega perchè il distacco del vitreo e la percezione delle mosche volanti siano più frequenti nei mesi estivi
  • Menopausa: gli squilibri ormonali possono ridurre la produzione di collagene, accelerando il processo degenerativo del vitreo
  • Diabete: l’infiammazione cronica legata al diabete può favorire un invecchiamento precoce del vitreo
  • Chirurgia oculare: interventi come la chirurgia della cataratta possono modificare temporaneamente l’equilibrio interno dell’occhio, favorendo il distacco
  • Traumi oculari: urti o colpi all’occhio possono generare forze improvvise che spingono il vitreo a separarsi dalla retina.

Sintomi del distacco posteriore del vitreo

Nella maggior parte dei casi il distacco posteriore del vitreo (DPV) è asintomatico o causa sintomi lievi. I due principali segnali riferiti dai pazienti sono:

  • Miodesopsie (mosche volanti): appaiono come puntini neri, filamenti o ragnatele che fluttuano nel campo visivo, più visibili guardando sfondi chiari o in ambienti luminosi. Derivano da frammenti o addensamenti del vitreo che proiettano la loro ombra sulla retina
  • Fotopsie (lampi di luce): percezione di flash luminosi, soprattutto al buio o con gli occhi chiusi. Sono più preoccupanti perché indicano trazioni del vitreo sulla retina, che possono precedere una rottura o un distacco di retina. Quando il vitreo inizia a staccarsi anche a livello di queste aree “pizzica la retina”, la quale registra questo stimolo meccanico e lo trasmette al cervello che lo traduce come lampo luminoso o flash.

Le miodesopsie tendono a ridursi nel tempo grazie al neuroadattamento del cervello, che impara a “cancellarle” dal campo visivo. Le fotopsie, invece, richiedono sempre una attenta valutazione oculistica con un esame del fundus oculi, per escludere rotture retiniche.

Come si diagnostica il distacco posteriore del vitreo?

Quando si sospetta un distacco posteriore del vitreo (DPV) è fondamentale effettuare una valutazione del fondo oculare in midriasi, ovvero con dilatazione della pupilla. Questo consente di osservare la retina periferica, dove si localizzano più frequentemente adesioni anomale tra vitreo e retina. Sebbene la diagnosi clinica si basi spesso sui sintomi, è proprio l’esame del fondo oculare che permette di escludere complicanze pericolose, come rotture retiniche o segni iniziali di distacco di retina.

Per una valutazione più dettagliata si utilizza anche l’OCT (tomografia a coerenza ottica), un esame non invasivo che consente di visualizzare lo stato di adesione o distacco del vitreo nei suoi punti critici, monitorandone l’evoluzione nel tempo.

Complicanze del distacco posteriore del vitreo

Sebbene nella maggior parte dei casi il distacco posteriore del vitreo (DPV) sia una condizione benigna, in una piccola percentuale di pazienti può causare complicanze retiniche potenzialmente gravi, soprattutto in presenza di fattori di rischio come miopia elevata o chirurgia oculare recente. Durante il distacco il vitreo esercita trazioni sulla retina, in particolare in aree più fragili dette degenerazioni regmatogene, ossia zone sottili e predisposte a rottura. Non a caso infatti il termine regmatogeno deriva dal latino “regma”, che significa “rottura”.

Le principali complicanze sono:

  • Rotture retiniche: fino al 15% dei casi sintomatici. Queste si localizzano in periferia e devono essere trattate tempestivamente con retinopessia laser, per prevenire il distacco di retina
  • Emovitreo: sanguinamento all’interno dell’occhio, causato da una trazione su un vaso retinico o da una rottura. Nella maggior parte dei casi si riassorbe spontaneamente entro 2–3 settimane
  • Distacco di retina: può insorgere se una rottura non viene diagnosticata o trattata. In questi casi è necessario un intervento chirurgico.

Un esame del fondo oculare in midriasi è fondamentale per escludere queste complicanze, soprattutto in presenza di fotopsie, emovitreo o miodesopsie improvvise.

Trattamento del distacco posteriore del vitreo

Il distacco posteriore del vitreo (DPV) è un fenomeno fisiologico legato all’invecchiamento e, nella maggior parte dei casi, non richiede trattamenti specifici. Tuttavia è possibile alleviare i fastidiosi sintomi associati, come le mosche volanti, attraverso alcune strategie:

  • Idratazione adeguata: bere molta acqua aiuta a mantenere il vitreo più fluido e trasparente
  • Integratori specifici: prodotti a base di antiossidanti e vitamine possono rallentare la degenerazione vitreale, riducendo lo stress ossidativo alla base dell’invecchiamento
  • Accorgimenti ambientali: evitare di fissare sfondi bianchi o molto luminosi (come fogli o schermi) aiuta a minimizzare la percezione dei corpi mobili.

Uno dei meccanismi più importanti nella gestione delle mosche volanti è il neuroadattamento. Si tratta di un processo naturale attraverso cui il cervello impara a filtrare gli stimoli visivi disturbanti, come i corpi mobili vitreali, considerandoli irrilevanti. Questo porta ad una progressiva riduzione della loro percezione, anche se fisicamente restano presenti nel vitreo. Nel tempo quindi il paziente tende a notare sempre meno le miodesopsie, fino a ignorarle quasi del tutto. Tuttavia, il processo di neuroadattamento può richiedere diverse settimane o mesi, specialmente nei soggetti ansiosi o molto attenti ai dettagli visivi, nei quali la percezione può essere più intensa e persistente.

Controlli e follow-up nei pazienti con mosche volanti

Come già accennato il distacco del vitreo è un processo progressivo e dinamico che può richiedere anche diversi mesi per completarsi. Per questo motivo, dopo la diagnosi iniziale, è fondamentale effettuare controlli oculistici regolari, al fine di monitorarne l’evoluzione ed escludere eventuali complicanze, come rotture o trazioni retiniche.

Quando le mosche volanti diventano pericolose?

Dal momento che è impossibile prevedere con certezza se un distacco posteriore del vitreo darà origine a complicanze, è fondamentale educare il paziente sui sintomi di allarme che richiedono un consulto immediato:

  • Peggioramento improvviso delle miodesopsie (mosche volanti)
  • Aumento delle fotopsie (lampi di luce)
  • Comparsa di una zona scura: spesso descritta come una “tenda nera” che limita il campo visivo periferico
  • Calo dell’acuità visiva.

In presenza di uno o più di questi sintomi è indispensabile contattare tempestivamente il proprio oculista di fiducia per un controllo urgente.

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