Il calazio è una lesione infiammatoria cronica della palpebra causata dall’ostruzione delle ghiandole di Meibomio. Quando queste ghiandole si infiammano, si forma una tumefazione localizzata, spesso indolore, che può aumentare di volume e provocare fastidio o alterazioni estetiche.
Anatomia palpebrale e ghiandole di Meibomio
Il margine palpebrale ospita numerose ghiandole, concentrate in particolare nell’area delle ciglia ed a livello del tarso. Tra queste, le ghiandole di Meibomio rivestono un ruolo essenziale in quanto sono responsabili della produzione della componente lipidica del film lacrimale. Lo strato lipidico è fondamentale per garantire la stabilità delle lacrime e prevenirne l’eccessiva evaporazione. Ogni ghiandola di Meibomio è composta da un lobulo, in cui avviene la sintesi della secrezione oleosa, e da un dotto escretore, che trasporta il meibo fino alla superficie oculare.
Cause e fattori di rischio del calazio
Sebbene non vi sia una causa unica alla base del calazio, esistono numerosi fattori predisponenti che aumentano il rischio di sviluppare questa infiammazione ghiandolare. Le principali condizioni associate includono:
- Blefarite cronica: rappresenta il principale fattore di rischio. È un’infiammazione persistente del margine palpebrale che provoca un’eccessiva secrezione sebacea, che porta all’ostruzione dei dotti delle ghiandole di Meibomio
- Disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD): in questa condizione le ghiandole producono una secrezione lipidica più densa e di scarsa qualità, che può ostruirne i dotti e favorire la proliferazione batterica
- Dermatite seborroica: colpisce le ghiandole sebacee, comprese quelle palpebrali, causando un’eccessiva produzione di sebo che può accumularsi e infiammare le ghiandole
- Rosacea oculare: patologia dermatologica cronica che coinvolge anche le palpebre e si associa frequentemente a blefarite e disfunzione delle ghiandole di Meibomio
- Dieta povera di omega-3: una carenza di acidi grassi essenziali può alterare la qualità del sebo, rendendo più probabile l’insorgenza di infiammazioni ghiandolari
- Diabete mellito e patologie sistemiche: disturbi metabolici come il diabete possono aumentare la predisposizione ad infiammazioni oculari ricorrenti.
Come si forma il calazio?
Quando la qualità della componente lipidica prodotta dalle ghiandole di Meibomio è scarsa, la secrezione diventa più densa, tendendo ad accumularsi nei dotti ghiandolari. Questo ristagno crea un ambiente favorevole alla proliferazione dei batteri normalmente presenti lungo il margine palpebrale.
In risposta l’organismo attiva un processo infiammatorio che mira a circoscrivere l’infezione formando una capsula fibrosa attorno all’accumulo. Nella maggior parte dei casi, dopo la fase acuta, questa struttura si riassorbe spontaneamente senza lasciare esiti. Tuttavia, in alcuni casi, la capsula può persistere e trasformarsi in una formazione nodulare cronica non infetta, cioè il tipico calazio visibile e palpabile sulla palpebra.
Sintomi e segni del calazio
I sintomi del calazio variano in base alla fase evolutiva della lesione, ma i principali segnali riferiti dai pazienti sono:
- Nodulo palpebrale: è il sintomo più caratteristico. Si presenta inizialmente come una piccola tumefazione arrossata, dolente al tatto e con evidenti segni infiammatori. Con il tempo il dolore regredisce e l’infiammazione si riduce, lasciando un nodulo solido, non dolente e mobile al tatto, che può persistere per settimane o mesi
- Gonfiore della palpebra (edema): spesso associato alla fase infiammatoria acuta. Di norma tende a ridursi spontaneamente in pochi giorni con la regressione dell’infiammazione.
Come si diagnostica il calazio?
La diagnosi del calazio è clinica e si basa sull’aspetto caratteristico della lesione, che si presenta come un gonfiore localizzato a livello del margine palpebrale, a volte accompagnato da dolore, soprattutto nelle fasi iniziali.
Il calazio può essere confuso con altre patologie delle palpebre, come l’orzaiolo, ma a differenza di quest’ultimo, che è un’infezione acuta e superficiale delle ghiandole palpebrali, il calazio è una lesione cronica.
Come si cura il calazio, trattamenti efficaci e consigli utili
Nella maggior parte dei casi il calazio tende a risolversi spontaneamente o con semplici trattamenti conservativi. Tuttavia, è fondamentale seguire le indicazioni dell’oculista per evitare complicazioni e recidive.
Nella fase iniziale la terapia medica rappresenta la prima linea di intervento ed include:
- Impacchi caldo-umidi: aiutano a sciogliere le secrezioni e favorire il drenaggio delle ghiandole di Meibomio. Si consiglia di applicare una garza calda sulla palpebra chiusa per 10 minuti, 3 volte al giorno per almeno 2 settimane
- Massaggio palpebrale: dopo l’impacco, massaggiare delicatamente la palpebra per almeno 5 minuti con movimenti circolari verso il margine per facilitare la fuoriuscita delle secrezioni
- Igiene palpebrale: al termine del massaggio, detergere il bordo palpebrale per rimuovere i residui, utilizzando salviette specifiche o detergenti oculari delicati
- Pomate antibiotiche e cortisoniche: da applicare solo nella fase infiammatoria acuta, per ridurre gonfiore e dolore
- Antibiotici orali: indicati nei casi ricorrenti o associati a dermatite seborroica e rosacea, per la loro azione antinfiammatoria e regolatrice della secrezione lipidica.
Se il calazio persiste oltre 1-2 mesi nonostante le terapie conservative, può essere necessario rimuoverlo chirurgicamente. L’intervento si esegue in ambulatorio, in anestesia locale, con una piccola incisione all’interno della palpebra per drenare il contenuto senza lasciare cicatrici visibili.
Cosa aspettarsi dopo il trattamento?
La prognosi del calazio è generalmente favorevole, con una risoluzione spontanea o grazie a trattamenti conservativi. Tuttavia le recidive sono frequenti, soprattutto nei pazienti con condizioni predisponenti come blefarite cronica o rosacea oculare. In questi casi è fondamentale trattare le cause sottostanti e mantenere una corretta igiene palpebrale per ridurre il rischio di ricomparsa.
Come prevenire il calazio?
Prevenire il calazio significa adottare uno stile di vita ed una routine oculare che riducano i fattori di rischio e migliorino la salute delle ghiandole di Meibomio. Ecco i consigli più efficaci:
- Igiene palpebrale quotidiana: fondamentale per ridurre la flora batterica e prevenire ostruzioni ghiandolari. Si consiglia di eseguire impacchi caldo-umidi e massaggi palpebrali almeno 2–3 volte a settimana, abbinati ad una detersione delicata del margine palpebrale 2 volte al giorno
- Trattamento delle condizioni predisponenti: come la blefarite cronica, rosacea e dermatite seborroica, che aumentano il rischio di infiammazioni ricorrenti
- Alimentazione ricca di omega-3: integrare la dieta con pesce azzurro, noci, semi di lino e ridurre alcol, cibi piccanti ed esposizione a sbalzi termici, soprattutto nei pazienti con rosacea oculare
- Lacrime artificiali con componenti lipidiche: utili per stabilizzare il film lacrimale, migliorare la funzionalità delle ghiandole di Meibomio e ridurre l’infiammazione oculare
- Terapia con luce pulsata (IPL): trattamento innovativo indicato nei casi di calazi recidivanti o in presenza di disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD). La luce pulsata migliora la qualità della secrezione lipidica e riduce l’infiammazione palpebrale.

