Blefarite

Blefarite

Cos’è la blefarite?

La blefarite è un’infiammazione cronica del bordo palpebrale che coinvolge cigliafollicoli e ghiandole delle palpebre, estendendosi spesso alla superficie oculare. È una condizione molto comune e tendenzialmente recidivante, che può causare sintomi fastidiosi e richiede un trattamento costante e prolungato per ottenere un miglioramento duraturo.

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Sono le persone che convivono con una blefarite cronica

Classificazione della blefarite

La blefarite si classifica in base alla parte della palpebra più colpita:

  • Blefarite anteriore: coinvolge la base delle ciglia e la pelle palpebrale. Può essere:
    • Infettiva: causata soprattutto da Stafilococco o Demodex, talvolta associata ad infezioni virali e blefarocongiuntiviti
    • Non infettiva: legata a patologie sistemiche come rosacea, dermatite atopica o psoriasi
  • Blefarite posteriore: colpisce le ghiandole di Meibomio, che producono la componente lipidica del film lacrimale, essenziale per ridurre l’evaporazione delle lacrime e mantenere stabile la superficie oculare
  • Blefarite mista: combina i tratti delle forme anteriore e posteriore ed è la più frequente.

Quanto è diffusa la blefarite e chi è più a rischio?

La blefarite è una delle malattie oculari più diffuse, con una prevalenza stimata intorno al 50%. Questo significa che una persona su due la sperimenta almeno una volta nella vita. Colpisce tutte le età, ma è più frequente negli adulti e negli anziani, soprattutto oltre i 50 anni. Può comunque manifestarsi anche nei giovani, in particolare in presenza di fattori predisponenti come dermatite seborroica o rosacea.

Il legame con la sindrome dell’occhio secco è molto stretto, nei pazienti che ne soffrono, la blefarite arriva ad interessare fino al 70% dei casi. Alcuni studi evidenziano inoltre una maggiore incidenza nelle donne, probabilmente per ragioni ormonali (come la menopausa) e per l’uso di cosmetici o struccanti di scarsa qualità.

Cause e fattori di rischio della blefarite

I fattori di rischio della blefarite si dividono in predisponenti, che favoriscono lo sviluppo della malattia, e scatenanti, che ne peggiorano i sintomi.

I principali fattori predisponenti sono:

  • Squilibri della flora batterica palpebrale: la cute delle palpebre ospita naturalmente batteri “buoni”, ma quando l’equilibrio si altera, alcuni patogeni come Staphylococcus aureus e Staphylococcus epidermidis proliferano, rilasciando tossine che innescano l’infiammazione
  • Infezione da Demodex: questo acaro colpisce follicoli delle ciglia e ghiandole di Meibomio, causando squame ed irritazione. È più frequente con l’età (oltre l’80% degli over 70) e spesso si osserva nella rosacea o nelle blefariti croniche resistenti alle terapie
  • Disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD): altera la produzione della componente lipidica delle lacrime, che diventa densa e favorisce sovrainfezioni batteriche. Il film lacrimale, privo di lipidi, evapora più facilmente, causando secchezza oculare
  • Patologie infiammatorie sistemiche: rosacea, dermatite seborroica, dermatite atopica e squilibri ormonali possono infiammare i capillari palpebrali o aumentare la produzione di sebo, favorendo la proliferazione batterica.

Tra i fattori scatenanti invece si riconoscono:

  • Scarsa igiene palpebrale: nel tempo favorisce l’accumulo di detriti e batteri
  • Cosmetici di bassa qualità: può influire sulla funzionalità delle ghiandole di Meibomio favorendone l’ostruzione
  • Alterazioni ormonali: che modificano la secrezione delle ghiandole di Meibomio, come la menopausa e la sindrome dell’ovaio policistico
  • Fumo: aumenta l’infiammazione oculare.

Come si sviluppa la blefarite?

Nella blefarite, il bordo palpebrale, normalmente popolato da un microbiota equilibrato, subisce un’alterazione di questo equilibrio naturale. L’eccessiva proliferazione di batteri porta alla produzione di tossine che irritano i tessuti palpebrali, innescando e mantenendo l’infiammazione.

Sintomi che fanno sospettare una blefarite

La blefarite è una condizione cronica o ricorrente che, oltre al bordo palpebrale, può coinvolgere anche la superficie oculare, comprese congiuntiva e cornea.

I sintomi compaiono in genere in modo graduale e sono simili a quelli della sindrome dell’occhio secco, con la tipica sensazione di sabbia negli occhi che non migliora nemmeno con le lacrime artificiali.

I sintomi più frequenti includono:

  • Arrossamento del bordo palpebrale: talvolta con piccoli capillari dilatati (teleangectasie) o, nelle forme batteriche, con piccole ulcerazioni che nel tempo possono ispessire la pelle
  • Croste tra le ciglia: dure nelle forme batteriche, oleose nella dermatite seborroica o a “collaretti” nella blefarite da Demodex
  • Secrezioni schiumose: indicano un film lacrimale compromesso. A volte si associano a piccole cisti dovute all’ostruzione delle ghiandole di Meibomio
  • Orzaiolo e calazi ricorrenti: favoriti dalla proliferazione batterica o da infezioni opportunistiche
  • Trichiasi: crescita anomala di ciglia rivolte verso l’occhio, che possono graffiare la cornea
  • Madarosi: perdita parziale o totale delle ciglia, legata all’infiammazione cronica.

I sintomi spesso peggiorano la mattina, quando il paziente può avere palpebre appiccicate e difficoltà ad aprire gli occhi.

Come si diagnostica la blefarite?

La diagnosi di blefarite è principalmente clinica e si basa sull’esame con lampada a fessura, fondamentale per distinguere tra le diverse forme e individuarne la causa (eziologia).

In base alla valutazione iniziale, l’oculista può eseguire ulteriori test diagnostici, tra cui:

  • Colorazione con fluoresceina: evidenzia alterazioni della superficie oculare e quantifica il grado di compromissione di cornea e congiuntiva. La fluoresceina si lega solo alle cellule epiteliali danneggiate, fornendo una rapida indicazione dello stato di salute oculare
  • BUT (Break-Up Time): misura la stabilità e la qualità del film lacrimale, utile per individuare disfunzioni della componente acquosa o lipidica
  • Meibografia: studia in dettaglio la morfologia e la funzionalità delle ghiandole di Meibomio, rilevando eventuali ostruzioni.

Nei casi resistenti alla terapia può essere indicato un tampone congiuntivale, utile per isolare il patogeno responsabile ed impostare una terapia antibiotica mirata.

Trattamento della blefarite, farmaci, rimedi ed igiene palpebrale

Perché il trattamento della blefarite sia efficace è essenziale che il paziente segua con costanza le indicazioni terapeutiche. La cura si basa su diversi interventi complementari:

  • Igiene palpebrale: fondamentale e da eseguire ogni giorno, mattina e sera. Comprende:
    • Impacchi caldi: scaldare una garza medicata in acqua calda per circa 10 minuti, poi applicarla sulle palpebre chiuse per altri 10 minuti. Questo passaggio serve a fluidificare le secrezioni delle ghiandole di Meibomio
    • Massaggio palpebrale: con movimenti circolari e delicati, ma decisi, massaggiare la palpebra verso il bordo ciliare per facilitare la fuoriuscita del contenuto ghiandolare
    • Detersione: utilizzare garze o salviette medicate per rimuovere i residui
  • Antibiotici topici: si utilizzano solo molecole specifiche, capaci di modulare la flora batterica palpebrale e ridurre l’infiammazione
  • Corticosteroidi topici: indicati nelle fasi acute o durante le riacutizzazioni, per brevi periodi e con cicli ripetuti, al fine di controllare i sintomi e ridurre le recidive
  • Sostituti lacrimali: le lacrime artificiali con componente lipidica migliorano la stabilità del film lacrimale e potenziano l’effetto dei farmaci antinfiammatori
  • Alimentazione equilibrata: incrementare l’apporto di omega-3 (pesce azzurro, semi di lino, noci) ed, in caso di rosacea, evitare alcol, cibi piccanti e temperature estreme.

Nei casi più gravi è opportuno considerare l’utilizzo anche di:

  • Antibiotici sistemici: per ridurre l’infiammazione e riequilibrare la flora batterica
  • Luce pulsata (IPL): per migliorare la funzione delle ghiandole di Meibomio e contenere l’infiammazione.

Come prevenire le recidive di blefarite?

La blefarite è una patologia cronica, anche quando i sintomi migliorano è fondamentale continuare la terapia prescritta dall’oculista per evitare frequenti riacutizzazioni.

La gestione a lungo termine si basa principalmente su:

  • Igiene palpebrale: da eseguire ogni mattina e sera per limitare l’eccessiva proliferazione di alcuni patogeni normalmente presenti sulle palpebre
  • Sostituti lacrimali: nonostante molti pazienti li sottovalutino, vanno utilizzati almeno due volte al giorno, non solo per alleviare i sintomi, ma anche per ridurre irritazione e stimoli infiammatori della superficie oculare.

In caso di riacutizzazione l’oculista può prescrivere nuovamente brevi cicli di antibiotici topici e corticosteroidi, per controllare rapidamente l’infiammazione e prevenire peggioramenti.

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