Xantelasmi

XANTELASMI, QUELLE STRANE MACCHIE GIALLE SULLE PALPEBRE

Gli xantelasmi palpebrali rappresentano la forma più comune di xantoma cutaneo e si manifestano come placche giallastre, spesso morbide e localizzate nella regione perioculare, soprattutto a livello del canto mediale, ossia la parte interna dell’occhio, vicino alla radice del naso.

Sono lesioni benigne, spesso asintomatiche, ma con un forte impatto estetico che spinge molti pazienti a richiedere un trattamento. Tuttavia, dietro queste “semplici” macchie può nascondersi un significato sistemico più complesso, legato al metabolismo lipidico ed al rischio cardiovascolare.

Gli xantelasmi si possono trattare

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anni
È la fascia di età più colpita dagli xantelasmi

Quanto sono frequenti gli xantelasmi?

Lo xantelasma è la forma più frequente di xantoma cutaneo, tanto che rappresenta oltre il 95% dei casi. Si stima che interessi circa lo 0,5–1,5% della popolazione.

Colpisce più spesso le donne rispetto agli uomini, con un picco tra i 35 ed i 55 anni. La sede tipica è la palpebra superiore, soprattutto nella porzione mediale, ma può coinvolgere anche la palpebra inferiore o, nei casi più estesi, entrambe.

Un aspetto interessante e clinicamente importante è che non tutti i pazienti con xantelasma presentano alterazioni lipidiche. Anzi, una quota significativa presenta valori normali di colesterolo  . Questo rende la patologia più complessa di quanto sembri.

Cause e fattori di rischio degli xantelasmi

Quando si parla di xantelasmi, il primo pensiero va subito al colesterolo. Questo è corretto, ma solo in parte. Molti pazienti presentano effettivamente dislipidemia, in particolare aumento delle LDL o riduzione delle HDL. Tuttavia, lo xantelasma può comparire anche in soggetti con esami perfettamente nella norma.

Tra i fattori più frequentemente associati troviamo:

  • Ipercolesterolemia
  • Diabete mellito
  • Ipotiroidismo
  • Sovrappeso e dieta ricca di grassi
  • Consumo di alcol
  • Familiarità.

Negli ultimi anni è emerso un dato ancora più interessante, ossia che la presenza di xantelasmi potrebbe essere associata ad un aumento del rischio cardiovascolare, indipendentemente dai livelli lipidici. In altre parole, quelle piccole placche gialle potrebbero raccontare qualcosa di più profondo sulla salute del paziente.

Come si formano gli xantelasmi?

Dal punto di vista microscopico, lo xantelasma è il risultato di un accumulo di lipidi nella pelle. In particolare, si osservano macrofagi che inglobano colesterolo e si trasformano in quelle che vengono chiamate “foam cells”, cioè cellule schiumose. Queste si depositano nel derma superficiale, soprattutto attorno ai vasi sanguigni, dando origine alle tipiche placche giallastre.

Il meccanismo preciso non è ancora del tutto chiarito. Si ipotizza una combinazione di alterazioni del metabolismo lipidico, maggiore permeabilità vascolare e fattori genetici locali. Ed è proprio questa complessità che spiega perché lo xantelasma possa comparire anche in pazienti con esami normali.

Come si diagnosticano e cosa fare?

La diagnosi, nella maggior parte dei casi, è clinica. L’aspetto è molto caratteristico, ossia placche giallastre, morbide, spesso simmetriche, localizzate sulle palpebre. Difficilmente crea dubbi diagnostici per un occhio esperto.

Detto questo, il vero valore della visita non è solo riconoscere la lesione, ma inquadrarla nel contesto del paziente. Per questo è fondamentale richiedere:

  • Profilo lipidico
  • Glicemia
  • Funzionalità tiroidea.

Come si trattano gli xantelasmi?

Qui arriva il punto più delicato, lo xantelasma si può togliere, ma non esiste una soluzione univoca. La scelta del trattamento infatti dipende da dimensione, profondità della lesione ed aspettative del paziente.

Gli xantelasmi possono essere trattati utilizzando diverse tecniche:

  • Laser a CO₂: rappresenta la prima scelta in caso di lesioni di piccole dimensioni. I risultati estetici sono generalmente buoni, ma non privi di rischi, come discromie o recidive
  • Escissione chirurgica: rimane l’opzione più efficace, soprattutto in caso di lesioni più estese o profonde, con infiltrazione del muscolo orbicolare. L’escissione consente una rimozione più radicale con risultati estetici eccellenti. Tecniche più moderne prevedono la rimozione della lesione associata alla pulizia delle cellule lipidiche sottostanti, con cicatrici minime e buoni risultati nel tempo.

Gli xantelasmi possono tornare?

Lo xantelasma tende a recidivare, infatti anche dopo un trattamento corretto, la lesione può ripresentarsi nel tempo. I dati in letteratura parlano di un tasso di recidiva di circa 40% dopo la prima escissione, che può arrivare fino al 60% nei casi trattati più volte.

Le recidive sono più frequenti nei pazienti con dislipidemia, diabete o familiarità, ma possono comparire anche in assenza di fattori evidenti. Questo significa che il trattamento migliora l’aspetto estetico, ma non elimina definitivamente la predisposizione.

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